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9 Aprile 2020

Il Coronavirus mette le ali all’e-commerce

Il Coronavirus mette le ali all’e-commerce

In poco tempo gli acquisti online si sono trasformati da capriccio in necessità, facendo crollare barriere tecnologiche e culturali. L’auto-isolamento ha portato i consumatori a cercare nel digitale la risposta ai propri bisogni di approvvigionamento e di intrattenimento, portando a un balzo degli acquisti online – eguagliabile (o forse persino superiore) ai picchi che si registrano in occasione di giornate particolari come il Cyber Monday o il Black Friday.

L’ordine delle priorità di acquisto dei cittadini cambia. Cosa si aspettano ora gli acquirenti?

Sicuramente un’esperienza utente che permetta loro di avere chiari costi e tempistiche della spedizione già in fase di acquisto è fondamentale, così come il valore aggiunto delle consegne same-day e programmabili in fasce orarie altamente personalizzabili. Elementi che permettono al consumatore di replicare l’esperienza che avrebbe in negozio e che possono abbattere le resistenze poste da ansia e incertezza.
Il web ci aiuta a capire ed interpretare questo nuovo trend. Con le ricerche dei termini “spesa a casa” e “consegna a domicilio” negli ultimi 7 giorni su Google aumentate del 400% , gli italiani lanciano un chiaro messaggio: “dateci i mezzi per stare a casa”.

Come reagiscono i settori produttivi maggiormente coinvolti?

A fronte di un aumento inaspettato della domanda online, il comparto logistico sta moltiplicando le proprie risorse per soddisfare le richieste in continua crescita, contribuendo attivamente a limitare lo spostamento delle persone.
La logistica è resiliente e regge all’impatto del Covid-19: la circolazione e la distribuzione delle merci, soprattutto dei beni primari, non può fermarsi in questo momento così critico
Nella guerra al virus i corrieri assumono inoltre il nuovo e insolito ruolo di eroi: in prima linea ogni giorno continuano a garantire un servizio diventato ormai essenziale. In loro aiuto interviene anche la tecnologia, che consente di sviluppare nuove soluzioni per la logistica dell’ultimo miglio, con la possibilità di organizzare le consegne presso drop-off point convenzionati.

La preoccupazione dei consumatori ha fatto crescere a doppia cifra anche le vendite della GDO, che nella settimana compresa tra lunedì 24 febbraio e domenica 1 marzo hanno fatto registrare un forte trend di crescita rispetto alla stessa settimana del 2019, con un’impennata del 12,2% .
La consegna di cibo a domicilio rimane nella maggior parte dei casi un’opzione che, se prima veniva percepita come valore aggiunto, ora rappresenta un servizio di primaria importanza.
Ma quali altre alternative alla consegna a domicilio propongono le grandi catene di supermercati?

L’opzione click&collect, che registra un aumento del +205,4% rispetto all’anno precedente; la possibilità di fare la spesa via telefono, email o WhatsApp; il ritiro dei propri ordini online presso uno shop&drive (direttamente nel portabagagli) o un locker.
Inoltre, molte catene hanno deciso di non fare pagare la consegna, aggiungendo anche un’estensione del raggio chilometrico per garantire il servizio anche ai clienti più dislocati.


L’immagine mostra la differenza dei volumi di ricerca fra “consegne a domicilio” (in blu) e “ristorante” (in rosso). Anche da questi dati si osserva l’aumento della richiesta dei servizi di delivery, segno di come l’emergenza abbia mutato le abitudini di consumo.


Per altri settori, come ad esempio quello del fashion & beauty, la parola chiave è “riconversione”.
Pensiamo al settore dell’abbigliamento, che nel 2019 rappresentava circa i due terzi dell’export di prodotto: oggi si sta dimostrando un ottimo esempio di versatilità. Molti marchi hanno convertito la propria produzione a favore di camici e mascherine; allo stesso modo anche alcuni laboratori di profumi e cosmetici stanno privilegiando la produzione di igienizzanti per la persona e per la casa.

Quali visioni per il futuro?

Terminata l’emergenza è altamente probabile che nel mondo in cui vivremo domani si svilupperanno nuovi equilibri: la penetrazione dell’e-commerce sul totale del Retail, storicamente più bassa in Italia che nel resto d’Europa, si vedrà proiettata all’improvviso in una nuova era. Si entrerà in una fase nella quale sarà necessario gestire picchi di volumi senza percepirli come anomalie o emergenze. Le aziende dovranno accelerare la loro digitalizzazione e farsi trovare pronte. Si appiattiranno le differenze tra online e offline, dando vita a un’unica offerta in grado di spostarsi facilmente da un canale all’altro.

Siamo davanti a un tipo di crisi che per estensione geografica e profondità non ha precedenti e che in qualche modo mette gli operatori davanti alla necessità di rinnovamento del retail fisico, dando nuova consapevolezza sulla necessità di lavorare sulle opportunità che il canale digitale offre.

Fonti dei dati:
https://triboo.com/
https://www.nielsen.com/it/it/
https://blog.milkman.it/
https://ecommercemonitor.it/
Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano